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Ready-made
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Il termine mwawready-made è un mwbaanglismo traducibile come mwbqgià fattocite-ref-trec-1-0[1], mwcgconfezionatocite-ref-2[2], mwdwprefabbricato, mweapronto all'uso. In Italiano si riferisce esclusivamente ad un oggetto disponibile sul mercato del quale un artista si appropria così com'è, ma privandolo della sua funzione utilitaristica. Aggiunge un titolo, una data, a volte un'iscrizione e opera su di esso una manipolazione (capovolgimento, sospensione, fissazione sul terreno o sul muro, ecc.). Quindi lo presenta in una mostra d'arte, in cui viene conferito all'oggetto lo status di opera d'arte.

Contents

Note

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Storia e significato del termine

Il vocabolo è attestato in uso in mwiqlingua inglese già dalla prima metà del mwigXIV secolo.cite-ref-4[4]

Nell'inglese contemporaneo è usato come aggettivo in relazione:

• a prodotti (specialmente come vestiti e tendaggio, per i vestiti cfr. anche mwkgready-to-wearcite-ref-5[5]) di formato standardizzato, anziché in seguito a ordinazione.
• a qualcosa disponibile subito, che non necessita di essere appositamente creato o inventato
• a cibo pronto per essere servito senza ulteriore preparazione (cfr. mwmqready mealcite-ref-6[6])

come nome in relazione:

• a un articolo "ready-made", es.: mwoqadesso fuma ready-mades (sigarette comprate già fatte)
• specialmente nel mwowDadaismo, a un articolo prodotto in serie scelto da un artista e da lui categorizzato come opera d'arte. Si differenzia dallmwpa'mwpqobjet trouvé («oggetto trovato») poiché, invece di essere scelto per le sue caratteristiche estetiche, è scelto con un giudizio espresso nella "totale assenza di buono o cattivo gusto".cite-ref-7[7]cite-ref-enc-8-0[8]cite-ref-9[9]

Il ready-made nell'arte

Dal 1913 il termine fu usato in ambito artistico per categorizzare un oggetto comune prefabbricato isolato dal suo contesto mwtqfunzionale, defunzionalizzato e rifunzionalizzato tramite il solo atto di selezione di un artista ad opera d'artecite-ref-10[10] («mwug[...] elevato allo status di arte mwuw[...]», per Thierry De Duve è un oggetto industriale privo di connessioni con la tradizione artigianale rifunzionalizzato come "puro Simbolo").cite-ref-11[11]cite-ref-12[12]

In base alla lettura "nominalista" di Thierry De Duve, il ready-made è "un'opera d'arte che si identifica nell'enunciato 'Questo è arte'. Perché questo enunciato possa compiersi è necessaria la presenza di quattro elementi: un oggetto che ne costituisca il referente, un soggetto che la pronunci, un pubblico che la recepisca e la faccia propria, un'istituzione che accolga e registri l'oggetto a proposito del quale quell'enunciato è stato proferito". Da tale prospettiva, pertanto, il ready-made influisce sul concetto stesso di opera d'arte, sul concetto di autorialità, sulle modalità di fruizione dell'opera e sul rapporto con le istituzioni che la legittimano.cite-ref-13[13]

Questi oggetti per lo più appartenenti alla realtà quotidiana sono lontani dal sentimentalismo e dall'affezione e possono essere modificati (in questo caso si parla di ready-made rettificato) o meno. Il ready-made è quindi un comune manufatto di uso quotidiano (un attaccapanni, uno scolabottiglie, un orinatoio, ecc.) che assurge ad opera d'arte una volta prelevato dall'artista e posto così com'è in una situazione diversa da quella di utilizzo, che gli sarebbe propria (in questo caso un museo o una galleria d'arte). Il valore aggiunto dell'artista è l'operazione di scelta, o anche di individuazione casuale dell'oggetto, di acquisizione e di isolamento dell'oggetto.

Ciò che a quel punto rende l'oggetto comune e banale (si pensi alla latrina capovolta che Duchamp intitolerà "Fontana") un'opera d'arte, è il riconoscimento da parte del pubblico del ruolo dell'artista. L'idea di conferire dignità ad oggetti comuni fu inizialmente un forte colpo nei confronti della distinzione tradizionale, comunemente accettata e radicata, tra ciò che poteva definirsi mwywarte e ciò che non lo era. Nonostante ai nostri tempi questa pratica sia ampiamente accettata dalla comunità artistica, continua a destare l'ostilità dei media e del pubblico.

Origine: i ready-made di Marcel Duchamp

mwbaDuchamp utilizzò per primo in ambito artistico il termine ready-made nel 1913 in relazione alla sua opera mwbqmwbgBicycle Wheelcite-ref-trec-1-1[1] (categorizzabile come ready-made rettificato, in quanto si tratta di una ruota di bicicletta imperniata su di uno sgabello tramite le forcelle del telaio). Il primo ready-made puro è mwcwBottle Rack ("Lo scolabottiglie", del 1914cite-ref-enc-8-1[8]), semplicemente firmato. L'originale dello scolabottiglie non esiste più. Esso fu semplicemente buttato via dalla sorella di Duchamp (alla quale lui regalò nel 1914 il mweaReadymade Infelice — mweqUnhappy Readymade —cite-ref-14[14]) mentre questi, nel 1915, era negli Stati Uniti ed ella aveva compiuto una "pulizia generale" dello studio del fratello. Ma lo stesso Duchamp lo sostituì poi con un altro esemplare.

Nonostante i ready-made siano carichi di una forte componente ludica ed ironica, molti critici non escludono che Duchamp, fortemente interessato all'mwfwalchimia, abbia inserito nelle sue opere simboli tipicamente alchemici. Un esempio sarebbe dato da mwgaLo scolabottiglie che richiamerebbe il simbolo dell'albero. Un secondo esempio sarebbe dato da mwgqmwggFontana che simboleggerebbe l'utero femminile e non a caso Duchamp l'avrebbe firmata con lo pseudonimo "R.Mutt", che traslitterato evoca fonicamente il sostantivo tedesco "Mutt(e)R" ossia Madre; altri ritengono più conducente una simile ipotesi riferita, però, al francese "mmwgwuter" che significa "mutare", cambiare, defunzionalizzare e rifunzionalizzare appunto.

Sviluppi

Questa tecnica fu ben presto accolta e sviluppata da altri artisti dadaisti, tra i quali mwhgMan Ray e mwhwFrancis Picabia, che la combinò con l'arte pittorica tradizionale, applicando dei ciuffi di criniera animale su un dipinto per rappresentare i capelli. Importante opera di Man Ray è il "regalo", un ferro da stiro con 14 chiodi che sporgono dalla piastra, rendendolo inutilizzabile; era stato dato un nuovo ruolo a questo oggetto, cioè quello di "ridurre un abito in brandelli".

Note

cite-note-trec-11. citereftreccani-ready-mademwkamwkqReady Made, in mwkgTreccani.it – mwkwVocabolario Treccani on line, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana. mwlaURL consultato il 23 ottobre 2013.
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cite-note-1313. mwaqsmwaqwRoberto,mwaq0 p. 155 e nota 12 pp. 180-181.
cite-note-1414. mwaremwariThierry De Duve,mwarm p. 200 (n.43).

Bibliografia

• citerefduve(EN) Thierry De Duve, Pictorial Nominalism: On Marcel Duchamp's Passage from Painting to the Readymade, traduzione di en. di Dana Polan con l'autore, introduzione di John Rajchman, 1ª ed. in inglese, Minneapolis, University of Minnesota Press, 1991 [1984], ISBN 0-8166-4859-X, LCCN 90011220. URL consultato il 23 ottobre 2013.
• citerefpaz(EN) Octavio Paz, The Ready-Made, in Marcel Duchamp In Perspective, editato da Joseph Masheck, con scritti di Jasper Johns, Donald Judd, Clement Greenberg, John Cage, Octavio Paz, & Altri, 1ª Da Capo Press, Minneapolis, Da Capo Press, 2002 [1975], pp. 84-89, ISBN 0-306-81057-3, LCCN 2012460061. URL consultato il 23 ottobre 2013.
• citerefrobertoMaria Teresa Roberto, Arte concettuale, in Francesco Poli (a cura di), Arte contemporanea : le ricerche internazionali dalla fine degli anni '50 a oggi, Milano, Electa, 2003, pp. 149-181, ISBN 88-370-3706-6, OCLC 69274493, SBN RAV1154902. «Intorno a ciascuna di queste quattro articolazioni - l'identità dell'opera, l'autorialità, la ricezione, le istituzioni artistiche - gli artisti concettuali hanno esercitato il loro lavoro analitico e costruito le strategie del loro intervento, isolandole o incrociandole a seconda dei propri interessi e dei propri obiettivi»
• Jean-Marc Rouvière: mwaroAu prisme du readymade, incises sur l'identité équivoque de l'objet. préface de Philippe Sers et G. Litichevesky, L'Harmattan, Paris 2023 ISBN 978-2-14-031710-1

Voci correlate

• mwar8Unpop art
• mwasmPop art
• mwascNeo-Dada
• mwaskJunk Art
• mwassFound footage (appropriazione), film in cui viene impiegato materiale preesistente, come scarti di metraggio di pellicole.
• mwas0Dadaismo
• mwateArte povera

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Collegamenti esterni

• citereftreccani-itready made, su Treccani.it – Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana.
• citerefbritannica-com(EN) ready-made / objet trouvé, su Enciclopedia Britannica, Encyclopædia Britannica, Inc.
• mwatwFilippo Toppi, Il ready made di Marcel Duchamp: teoria dell'indifferenza visiva, su filosofia.unimi.it, 2003. URL consultato il 2 luglio 2013 (archiviato dall'url originale il 4 dicembre 2017).